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E’ quel posto verde dove i taxisti sono simpatici hanno i santini sul parabrezza e salutano dicendo God bless you.
Poi speriamo che arrivi il volo che la notte in aeroporto a Dublino anche no thanks.
Stasera il mio minitour Hearthland Britain si ferma in un albergo di Bristol (che pago io quindi niente fancy stuff).
Bristol e’ a prima vista carina e nonostante l’aria un po’ piu’ hip e in che si da’, all’occhio non esperto (il mio) di venerdi sera presenta tutte le rassicuranti e inquietevoli caratteristiche di una cittadina molto inglese: stormi di adolescenti in libera uscita, ragazzine che si acconciano con minigonna, capello platino e tacco dodici solo per entrare in un pub dove il piu’ elegante dei fanciulli indossa la maglietta sdrucita di qualche marca alcolica, giovani vaganti per strada con occhio appallato da birra, non piu’ giovani seriamente alcolicolesi che urlano, adolescenti goth che sembrano incattiviti ma a leggere i giornali sono queli che le prendono sempre che il britannico adolescente come tutti i branchi ama la conformita’, polizia versione fratello maggiore che sorveglia quelli con gli occhi appallati….. Tutto cio’ si noti alle otto di sera.
Pero’ ho trovato un venditore di fish and chips di quelli tradizionali con prodotto consegnato nel cartoccio con olio che senza dubbio e’ quello del radiatore della macchina e pesce in pezzo unico che non si puo’ mangiare senza oliarsi fino ai gomiti e ne sono molto felice. Peraltro era molto buono. Poi mi sono rinchiusa in camera ad attendere Fede che arriva da Parigi che in giro da sola mi sento la nonna di Bristol. Dove sono I trentenni a Bristol? Peraltro da diciotto ventenne Bristol appare divertente, avere l’eta’.
Ma di Bristol magari vi dico domani, prima di spostarci a Bath. Oggi vi volevo raccontare di una conversazione avuta a pranzo, ancora lassu’ nella nordica uggiosa Lancaster. Protagonista, il mio vicino di tavolo, sopracinquantenne professore arrivato dall’Inghilterra davvero profonda di pecore greggi e conigli, che dopo conversazione tra due inglesi, due italiani e un canadese su Europa, differenze tra Paesi, varie ed aventuali, con molta onesta’ ci dice:
“Ora quello che vi diro’ sembrera’ poco cortese, lo so, ma non potete capire gli inglesi della mia generazione altrimenti. A me lascia ancora scioccato, quando la gente mi dice che noi siamo parte dell’Europa, quando vedo che gli Italiani possono lavorare qua senza visto, mentre i Canadesi e gli Australiani devono chiedere permesso e noi possiamo rifiutarglielo e talvolta lo facciamo. Io a scuola celebravo il giorno dell’Impero Inglese, celebravo il Commonwealth, l’Europa non sapevo neanche dov’era e ancora adesso non la percepisco, non me ne sento parte. Io sento il Commonwealth. Quando andavo in Canada ai Canadesi dicevo che venivo dalla madrepatria (e gia’ allora mi guardavano male). E ancora adesso io penso che noi Inglesi abbiamo qualcosa in comune con gli Australiani e i Canadesi, e non certo con i Francesi, i Tedeschi o gli Italiani che invece possono venire e installarsi qua come se fosse casa loro. Se chiedete a me, l’Europa non esiste, neppure geograficamente”
(tutto cio’ non e’ da leggersi con astio, si intenda)
(io l’ho trovato molto interessante, devo dirvi)
(I’m just afraid the empire is over, sir)
Sono finita per lavoro (anche se non so bene che ci sono venuta a fare) a Lancaster (nord UK), anzi periferia di Lancaster, in un albergo curioso carino e confortevole, dove le receptioniste dicono up e customer (intendo proprio Up e cUstomer, non ap e castomer), dove i bagni delle donne si chiamano stanze per incipriarci (ladies powder room),e nelle camere oltre a internet gratis (oh che bravi) c’e’ un cagnolino di peluche a tenere compagnia. Sopratutto, dentro al bagno in camera c’e’ l’impianto audio percui prima mi sono fatta un lungo bagno caldo ascoltandomi una specie di mtv britannica che avevo accesa sulla televisione di la’.
Quindi non compatitemi se ho saltato bellamente la cena di suddetto lavoro per starmene tranquilla con Sam (il cane) , la connessione, il lettone grande e il bagno stereofonico. Quasi quasi dopo crepi l’avarizia mi faccio portare su fish and chips.
(Per me che tre giorni a settimana dormo su un divano letto questo e’ circa paradiso )
Adesso mi faccio la cioccolata.
Per chi non c’ mai stato, la magia di Edimburgo va spiegata in 3d:
La città è fatta da queste due parti, quella di sotto dove ci sono la maggiorparte dei negozi, e quella di sopra che è quella del castello e della parte più storica – dove c’è anche l’università -. E tutto il pezzo che le unisce è parco e collina. Quindi, riassumendo, uno e’ lì sul corso con gli occhi appiccicati alla vetrine come se fosse in Buenos Aires a Milano, solo che poi si gira e vede letteralmente questo scenario qui:
Parto per Edimburgo per un seminario. Non ci vado da almeno 15 anni. Allora mi era parsa la citta’ piu’ bella del mondo, e ancora per me sta nelle prime tre. (to be continued, hopefully)










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