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La prima riflessione da fine periodo e’ sulla riscoperta delle parole.

Parlando e spesso pensando in un’altra lingua capita di tornare all’italiano in maniera differente, o magari di arrivarci tramite connessioni straniere strane e finire per chiamare le cose in modo diverso dal solito.

L’esperienza lavorativa a Londra non e’ stata per nulla piacevole. Per un’insieme di ragioni, per un’insieme di persone, quel classico insieme di circostanze per cui, anche se sarebbe facile,  non puoi onestamente e lucidamente ascrivere la colpa ad una persona sola. Ci puo’ stare che sia anche colpa mia, probabilmente ho sbagliato ad accettare questo lavoro che sto lasciando, ma in un’ultima analisi penso che ci siano colpe innegabili di un altro insieme di persone. E quando ho detto che sai che c’e’ me ne vado, tutti o quasi a chiedermi scusa, hai ragione, effettivamente.

(perche’ premettiamo io sono contentissima del ricongiugimento famigliare e di andare a Parigi, ma sono furente per come sono andate le cose a Londra. Non avrei voluto decidere di andarmene  ora)

E li’ ho capito il significato della parola soddisfazione. Quella che viene usata nei film sull’ottocento, quando qualcuno lancia il guanto, afferra l’arma e dice “voglio soddisfazione!!”.

Non avevo mai capito che cosa si intendesse per soddisfazione in quel contesto. Adesso lo so. Perche’ non me ne frega niente delle scuse, del mi dispiace, del grazie per, etc etc. Vorrei avere adesso ed in un colpo solo la soddisfazione che mi e’ stata negata, la piena restituzione del torto subito, dell’anno professionalmente buttato via. Come non e’ possibile, che temo il fioretto sia fuorilegge. Ma  le scuse non bastano proprio, restano in superficie.

Scusate se non ho risposto ai commenti ma ogni tanto la vita mi prende e mi porta via. Dovrei avere una piattaforma blog da polsino. Oggi interromperei un attimo la serie Anna in Uk tour (ci manca ancora Bath) per occuparci di un argomento di cronaca: il nuovo album degli U2.

Ne ho sentito di tutte i colori, o meglio ho sentito gente a cui piace tantissimo e  chi lo definisce il miglior album degli u2. Io gli ho dato tre possibilita’ ma mi intristisce un casino ma proprio da rimanere di cattivo umore per ore.  Uno, i testi delle canzoni glieli ha scritti un generatore automatico di parole  a caso sole-cuore-amore (tranne  a moment of surrender).  Due, diciamocelo Bono non c’ha davvero piu’ voce e nemmeno da piu’emozione, come il tizio scovato da Daniele che fa una canzone di questo ultimo album molto meglio di loro dimostra chiaramente. Tre, hanno sedato Larry Mullen e la batteria degli anni migliori. (l’unica che salvo e’ I’ll go crazy if i do not go crazy tonight e magari unknown caller) (anche  no line on the horizon e magnificent non son brutte se non fossero spudorate brutte copie di loro canzoni di album passati)

E’ un album triste di una band che fa il verso a se stessa e non ha piu’ nulla da dire o da dare. Ok, l’ho detto anche io.

Per me i very nuovi u2 sono le Scimmie Artiche, che hanno pure quella freschezza tanto u2 giovani  nei testi. Mo mi compro tutti gli album che mi mancano e vivo una seconda adolescenza. Now the Mardy Bum….

ah ecco, giusto una prece per gli u2 dei tempi andati

Il secret Santa e’ un po’ la mania di questi luoghi di lavoro anlgosax-internazionali, visto che ce l’abbiamo sia io a Londra che Fede a Parigi.

Credo che la razionale sia quella di semplificare il dilemma se fare dei pensierini ai colleghi o no, e  se a tutti o no, e poi cosa succede se uno prende un pensierone e uno un pensierino, e poi c’e’ qualcuno che rimane escluso.  Per evitare che il mondo non lavori tutto dicembre per risolvere il pesante dilemma e voglia aumenti di stipendi apposta, c’e'  il Secret Santa.

Ovvero si determina un budget massimo x, ciascuno dei partecipanti compra un pensierino che costi massimo x,lo incarta, lo butta in un cesto e ognuno pesca un pensierino.  E’ un po’ la fiera del pensierino  inutile reso globale, ma qua piace tanto. Non sono cosciente  se poi esista un galateo in base al quale i secret Santa si possono riciclare o meno.

Poi c’e'  la variante del secret santa in due step, in cui una settimana prima si buttano nel cestino i nomi dei partecipanti alla pesca, ognuno pesca un nome e poi il secret santa lo fa solo al “pescato” . Vantaggi inestimabili di questa variante e’ che sapendo a chi si fa il dono si rischia anche di prendere qualcosa di carino nonostante il budget limitato (tipo noi abbiamo 5 sterline).

Poi mica si fa solo in ufficio. Domani a casa a Londra abbiamo la festa di Natale, e la magicaVale (mia coinq londinese) ha decretato che riusciremo a stipare venti persone nell’appartamento ciascuno dotato del suo secret santa d’ordinanza. Ma se lo dice la magicaVale io ci credo. Poi avremo salumi di ogni tipo, vin santo , panettone, roba che nemmeno la regina se li sogna e proprio per significare che certo noi italians in uk ci integriamo da dio soprattutto se possiamo continuare a mangiare quello che diciamo noi.

Lo so, e’ un post inutile, non che in Italia non si faciano le “pesche” dei regali, ma cercare il secret santa e’ stato forse il ragalo piu’ difficile di quest’anno. Sono abbastanza soddisfatta del risultato, che ovviamente non vi posso dire . E soprattutto mi piace la parola Secret Santa, diciamolo.

(loosely following this one)

Oggi sono entrata in un negozio per comprare un paio di slip per un orso di peluche.

(che non sia mai che la bimba si faccia strane idee di abbigliamento)

Poi non ditemi che non le ho provate tutte, eh.

Pietà, pure, please

Per chi ha seguito il link di Repubblica e si e’ letto l’articolo dell’espresso su Brunetta.

Ad un certo punto verso la fine si dice che Brunetta ha 30 pubblicazioni – cosa che ha fatto trasalire la sottoscritta: 30 pubblicazioni su giornali accademici non son per nulla poche, vuoi vedere che ogni tanto ha ragione lui?

Sono andata a controllare su Econlit, il database in questione che colleziona pubblicazioni economiche. Findings leggermente approssimati che non mi pagano per far questo:

  • 8 vengono da una rivista che si chiama Review of Economic Conditions in Italy di cui non vi so dire molto ma non esiste piu’, mi vien da pensare che sia difficile che un supereconomista ci pubblichi e come immaginate e’ una rivista un po’ focalizzata su di uno specifico dominio,
  • 5 sono da Economia e Lavoro che e’ una rivista italiana su cui ammetto ignoranza. Anche se fosse buona non e’ su quello che si misurano gli economisti veri (mettiamoci anche un ahime’ patriottico),
  • 3 o 4 sono libri che magari fanno scena ma non costruiscono la carriera di un ricercatore ,
  • il resto  sono 9 conference proceedings (di cui 7 di una stessa conferenza a Venezia), che contano come cavolo a merenda .
  • mi rimangono 4 su questa rivista  Labour che a occhio e croce non mi sembra l’economic journal ed e’ gestita da un centro di ricerca dell’universita’ tor vergata di roma.

Morale secondo me:

  1. Sono rassicurata, nessuna di queste e’ l’economic journal o altro giornale di serie A  come l’articolo involontariamente suggeriva (per onor di cronaca non e’ che gli economisti italiani non ci pubblichino)
  2. Facciamo che non giudico su questo il personaggio, il suo libro di testo l’ho letto per curiosita’ quando studiavo economia del lavoro  e non mi piaceva, ma come professore credo abbia comunque fatto piu’ della media nazionale. Magari potrebbe non essere neppure un requisito stringente o oltremodo saggio, che un ministro del lavoro sia un  ricercatore accademico di primo piano internazionale (anche se lui si proclama tale)
  3. Io soprattutto mi chiedo, ma quando un giornalista controlla cose che non conosce non chiede aiuto a qualcuno che ne sappia? Soprattutto se le cose che trova sono controintuitive rispetto al suo articolo?? Bah, guardate se mi fate un fischio ve le controllo io.

Disclaimer: se nei vostri progetti c’è  di leggere La Solitudine dei numeri primi del signor Giordano, questo post non ve ne svelerà intenzionalmente tutta la storia ma magari un briciolo sì, e in generale vi potrebbe togliere un po’ di disilluso piacere nel leggerlo. Quindi, saltate pure a piè pari se non volete influenze dalle Anne, e ci vediamo quando avete voglia.

Tornando in Italia quest’estate, avevo idea che lasolitudinedeinumeriprimi (da ora in poi: quel libro lì) fosse l’unica cosa edita da Maggio in poi. Non si apriva giornale di nessun genere che non se ne parlasse, tanto più dopo che ha vinto lo(la?) strega. Arrivata in libreria, era invero l’unica cosa di autore italiano che mi attirarava. Però di spendere 18 euro per un libro salto nel vuoto autore sconosciuto… io no, soprattutto dopo le ultime batoste di autori stregati italiani e moccia vari. Quindi mi son letta altre cose che mi sono piaciute assai.

Poi però arriva la mia cugina nuova che quando la vado a trovare me lo piazza in mano: leggilo. Io ringrazio che di leggerlo invero avevo voglia. E ammettiamo che l’impressione era anche positiva, libro di ragazzo giovane, tutto sommato sobrio, perché no?

Ora, io ci ho pensato perché non mi va di stroncarlo del tutto, tipo che vi dico subito che per me era più bello Caos Calmo che pure avevo criticato assai – cosa che però penso davvero. (Cioè -cavolaccio- in Caos Calmo la scrittura era a tratti insopportabile ma la storia era originale, i personaggi avevano uno spessore una psicologia, cosa che qua sono unidimensionali a dir poco). Tra le cose positive del libro qui, però, che non annoia e nel leggerlo e vien voglia di scoprire che succede (ammesso che che succede si capisce a pagina 35 oltre ovvio dai commenti di copertina). L’altra cosa positiva è che non si inventa originalismi a caso e scrive tutte le pagine da sinistra a destra senza frivolezze. Insomma si fa leggere e a tratti in modo piacevole. E il personaggio di lei ha dei begli spunti, e il capitolo 2 è quasi molto bellino.

Però, accipicchia:

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L’essenziale

Per casi belli della vita mi trovo a lavorare a Londra ma a stare quasi tutto il resto del tempo a Parigi. E ho scoperto che dal tunnel della Manica non si vedono i pesciolini di fuori. Poi magari mi viene in mente altro.

Di me medesima

Anna cinguetta

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