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Di fronte agli articoli che squillano il ritardo delll’Italia nelle faccende ‘online io tipicamente sbadiglio. Un po’ perche’ al pc ci sto attaccatta vita natural durante e cosi’ la maggiorparte delle persone che frequento, indi non percepisco grossa differenza.
Nelle ultime settimane pero’ mi sono un po’ ricreduta.
Per esempio, sabato volevo comunque finire di pensare ai regali di natale ma ero talmente rintronata dal raffreddore che a girare per negozi parevo un automa stordito e senza volonta’. Infine, dopo abbiocco tardopomeridiano, improvvisamente colpita dalla fiamma della saggezza da disperazione , mi sono chiesta se Mark’s&Spencer’s avesse un negozio online. Mezz’ora dopocena ecco i regali di natale presi e in spedizione. Oggi uno di questi e’ gia’ arrivato a casa. Le settimane prima lo stesso su altri due siti, regali arrivati in meno di una settimana.
In Italia, non avrei nemmeno mai pensato di farlo, sopratutto gia’ nella seconda settimaan di dicembre. Peraltro, la Rinascente non ha un negozio online. Harrod’s si’. Peraltro, Amazon in Itallia non pensa nemmeno di aprire, mentre c’e’ in Uk, Francia, Germania.
Sara’ la posta (che a Londra ci ha scritto in ogni casa per dirci che se vogliamo essere sicuri di spedire posta che arrivi entro il 25dic dobbiamo spedireentro il 19 sera, da noi figurati…), sara’ il consumatore italiano diffidente in generale e terrorizzato dal pagamento online, sara’ che da noi non si possono lasciare pacchetti fuori casa, sara’ che i nostri negozi non ci trasmettono grande fiducia e customer care e return policy, sara’ una combinanzione lineare complessa di tutte ste cose, chi lo sa. Ma la distanza forte c’e', sta nel fatto che quanti di voi considerano seriamente l’alternativa online per lo shopping, escluso facciamo ebay? Quanti dei negozi che frequentate dal vivo hanno uno store online?
Insomma, mi sa che non e’ tanto la possibilita’ di comprare online se proprio si vuole, ma il fatto di considerarla un’alternativa a pari dignita’ delle altre. Quello da noi manca proprio…
( beninteso: non che non sia bello girare per negozi, eh..;) )
Visto che la destinataria del regalo non sa ancora leggere, penso di poterlo scrivere. Ieri ho dato vita a un orso.
In varie parti di Londra, tra cui dentro Hamleys in Regent’s Street, c’e’ questo negozio che fa gli orsetti modulari. Ovvero, tu prendi l’involucro dell’orsetto di pezza (involucro perchè tu lo prendi vuoto, che non ha dentro pezza) e poi vai dalla riempitrice di orsi, una tipa che con una macchinona riempie l’orsetto di pezza, poi te lo cuce e te lo da’, pronto. A quel punto puoi comprare accessori per vestirlo finchè non hai finito lo stipendio. Il negozio è questo qua.
Per una volta non facciamo i cinici…. Tu arrivi lì con l’orsetto vuoto e inanimato, la tizia della macchinona in realtà fa spingere a te (pure a me…) il pedale che fa entrare la pezza dentro l’orsetto, e poi prima di cucirlo ti fa prendere un cuore di pezza e inserirlo nell’orsetto. Poi lo cuce e ti restituisce l’orsetto, bello paciocco e dunque vivo. Io, che ve lo dico a fare,… mi sono emozionata, sono certa che se fossi ancora bimba ci avrei lasciato il cuore.
(costo: da un minimo di 8 pound per l’orsetto base “nudo” a un massimo di whatever a seconda di come volete vestirlo, e delle scapine e magari la borsetta e gli occhialini… there’s marketing in that, of course, ma io ho visto pure poesia)
(no lo ribadisco ancor auna volta niente peluche per me, perfavore basta. ho autosoddisfatto ogni mio desiderio con l’orsetta per la nipotina acquisita . e poi sopratutto c’è Mary, che è un bufalo scozzese di peluche che sta con me a Londra ed è già visibilmente gelosa)
(e cercando il link ho visto che c’è anche gli usa il make a bear.com, ma mi raccomando: qua “bear” detto alla british con la a che non si sente e la e un po’ lunga tipo belato di pecora e la solita r felpata ma un po’ meno del solito)
Io sono favorevolmente stupita dalla cucina inglese. Mi aspettavo molto peggio, e invece al supermercato si trova tutto il necessario per cucinare e anche tra i precotti si sopravvive con più che dignità. Anche uscendo, io mi trovo bene. Soprattutto al pub. Perchè credo che uno dei segreti sia non provare nemmeno a cercare un ristorante british (ossimoro, a quel punto si vada sull’indiano) ma affidarsi alla cucina dei pub e buttarsi a occhi chiusi su uno dei loro piatti tipici anche s ehanno nomi assurdi come il bang&mash (salsiccie e similpure) (la controindicazione è che la cucina chiude alle 20, 2030)
A me soprattutto affascinano tutte quelle ricette di carne da minatori old british style: lo stufato, l’agnello, il roastbeef, il sunday roast. Adesso, grazie a mamma bbc ho trovato il mio maestro. Altro che tutti quei cuochi inglesi fighetti che qua vanno tanto e che rifanno male le cose italiane (es jamie oliver). Ecco l’uomo dall’accento vero e che non ha vergogna a mostrarvi come concia le pentole. That’s a fab old british ale, that’s a lovely piece of meat, mate.
(acc, non si copia il link del video. ma se andate qua su BBC food get cooking, cliccate sotto a sinistra sul faccione di Mike Robinson. Io al momento, subisco il fascino del beef and ale stew, ma anche del roastbeef che lui massaggia di mostarda)
Mi basta arrivare davanti all’universita’ ogni mattina e vedere come, nella frenetica London, le macchine rallentino appena tu anche solo pensi di avvicinarti alle strisce pedonali, e poi si fermino. Dicevo, basta questo, per rendermi felice.
(mi raccomando, il titolo ha da leggersi bene, con le erre arrotondatissime e la i di empire che duri almeno un paio di secondi)
L’accento britannico mi colpisce ancora come una sciabolata nella schiena. Eppure dopo tre giorni passati a vagar per Londra a cacciar stanze e scoprir quartieri, lo trovo – a tratti- persino musicale. E’ che sono sotto l’effetto fascino delle zone belle che ho visto e sentito mie. Ma ci sarà tempo e modo per raccontarle.
Ho imparato a dire lovely quando serve, e questo mi ha procurato una stanza tra inglesi, almeno per un paio di mesi, a Clapham, che sta più o meno qui.
E ora c’è finalmente caldo e sole sui tetti di Parigi. Queste le cose importanti per ora.
Per chi da Milano e dintorni è appena arrivato qua: questo per me è uno spazio semi improvvisato dove raccontarvi come me la passo fuori dalla smoggosa metropoli, quando mi vien voglia. Se vi va di lasciarmi dei segni di vita nei commenti non mi dispiace, ma non è mica un obbligo. Un “come io vedo un blog” ve l’ho scritta nella pagina faq che trovate nei folderini sotto la foto. Se vagando per le pagine non riuscite a tornare qua, cliccate sul titolone.









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