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Se non ho gia’ scritto 420mila post in favore della BBC in tutte le sue forme e manifestazioni e’ solo per vergogna di doverla implicitamente confrontare .
Quando capisco cosa dicono e’ sconvolgente come i programmi della BBC siano sempre sempre interessanti anche se ti raccontano la storia delle rane gallesi in estinzione per l’eccessiva umidita’.
Per esempio, ora e’ iniziato questo programma che io se traducessero la BBC in Italiano ci darei di tasca mia eh. Anzi io inizierei una petizione per chiedere al governo inglese di tradurre la BBC in italiano. Del resto gli do dei soldi pure io.
Ah, spero che lo sappiate, che sulla BBC non c’e’ pubblicita’ perche’ e’ servizio pubblico.
Porca miseria, io son fiera di pagare le tasse a questi qua.
Il programma di cui mi sono innamorata ieri, credo che ci sia un tizio che ogni settimana lo posti su you tube qua. Il programma e’ Newswipe. Qui la prima puntata prima parte, seconda parte terza parte.
L’accento e il lessico sono a tratti ostici ma il programma merita. Dovrebbe essere una satirica versione delle news settimanali. Temi di questa settimana la recessione e i teenager che fanno stragi a scuola.
La tenutaria del suddetto blog e’ confusa su come riaprire questa finestra nel nuovo anno. Dovrebbe arrampicarsi su ragioni varie ed eventuali, sulla metafisica delle cose che sono e che non sono, sul bloggo o not to bloggo? Dovrebbe fedelmente almeno croniscrivere il passato recente? O dovrebbe invece, bellamente, passar oltre, che cio’ che non e’ bloggato, semplicemente, non e’ o non e’ ancora??
La tenutaria sbadiglia, e vi lascia con due cose. Uno, per riallarci ad un discorso gia’ fatto, ecco un altro esempio di quello che un giornale online puo’ e dovrebbe fare (il resoconto interattivo del Guardian in merito al miracolo aereonautico di pochi giorni fa).
Due, una foto della sottoscritta esoridente sulle piste. Chi mi trova diventa di diritto lettore dell’anno 2009 e sara’ costretto a suggerirmi il numero del lotto inglese ogni settimana!

La rivista settimanale Internazionale è sempre una cosa bella da leggere, che fa un collage di notizie prese da riviste straniere e quindi offre un po’ di varietà. Poi spazia abbastanza tra argomenti diversi, insomma è una di quelle cose belle da avere in casa. Peccato che riceverla all’esterlo costi un sacco e poi con le spedizioni internazionali…. adesso abbiamo scoperto un servizio intelligente: ci si può abbonare al pdf, a metà prezzo rispetto all’abbonamento normale estero. Ogni settimana loro mettono il numero intero a colori in pdf e tu lo scarichi, con tanto di oroscopoe fumetti :). Certo, non è proprio come avere la rivista in carne ed ossa, ma …
Per chi ha seguito il link di Repubblica e si e’ letto l’articolo dell’espresso su Brunetta.
Ad un certo punto verso la fine si dice che Brunetta ha 30 pubblicazioni – cosa che ha fatto trasalire la sottoscritta: 30 pubblicazioni su giornali accademici non son per nulla poche, vuoi vedere che ogni tanto ha ragione lui?
Sono andata a controllare su Econlit, il database in questione che colleziona pubblicazioni economiche. Findings leggermente approssimati che non mi pagano per far questo:
- 8 vengono da una rivista che si chiama Review of Economic Conditions in Italy di cui non vi so dire molto ma non esiste piu’, mi vien da pensare che sia difficile che un supereconomista ci pubblichi e come immaginate e’ una rivista un po’ focalizzata su di uno specifico dominio,
- 5 sono da Economia e Lavoro che e’ una rivista italiana su cui ammetto ignoranza. Anche se fosse buona non e’ su quello che si misurano gli economisti veri (mettiamoci anche un ahime’ patriottico),
- 3 o 4 sono libri che magari fanno scena ma non costruiscono la carriera di un ricercatore ,
- il resto sono 9 conference proceedings (di cui 7 di una stessa conferenza a Venezia), che contano come cavolo a merenda .
- mi rimangono 4 su questa rivista Labour che a occhio e croce non mi sembra l’economic journal ed e’ gestita da un centro di ricerca dell’universita’ tor vergata di roma.
Morale secondo me:
- Sono rassicurata, nessuna di queste e’ l’economic journal o altro giornale di serie A come l’articolo involontariamente suggeriva (per onor di cronaca non e’ che gli economisti italiani non ci pubblichino)
- Facciamo che non giudico su questo il personaggio, il suo libro di testo l’ho letto per curiosita’ quando studiavo economia del lavoro e non mi piaceva, ma come professore credo abbia comunque fatto piu’ della media nazionale. Magari potrebbe non essere neppure un requisito stringente o oltremodo saggio, che un ministro del lavoro sia un ricercatore accademico di primo piano internazionale (anche se lui si proclama tale)
- Io soprattutto mi chiedo, ma quando un giornalista controlla cose che non conosce non chiede aiuto a qualcuno che ne sappia? Soprattutto se le cose che trova sono controintuitive rispetto al suo articolo?? Bah, guardate se mi fate un fischio ve le controllo io.
Mettere a confronto il Guardian (quotidiano britannico, dichiarato a sinistra, facciamo un po’ tipo Repubblica) con uno qualsiasi dei nostri giornali è un’operazione triste e patetica, un po’ come far gareggiare in schiacciate un giocatore nba e puffo quattrocchi.
Se ogni tanto prendete l’abitudine di guardare il sito del guardiano potreste scoprire cose che da noi sono impensabili, come che gli articoli online sono diversi e più approfonditi di spacci di agenzia, che citano e linkano fonti, che sopratuttto riassumono, spiegano, contestualizzano, approfittano delle potenzialità dell’essere online, addirittura che sono interessanti e non scontati. Uno shock, ve lo giuro, leggere il guardian e poi aprire i nostri siti* Di questo vorrei scrivevi di più e magari lo farò. E adesso mi vergogno un attimo di portarvi come esempio proprio questo, con tutti i begli articoli di economia che c’erano fino alla settimana scorsa, ma l’occasione è ghiotta. Questa sono le pagine del Guardian sul delitto di Perugia, per me è la prima volta che leggo una storia coerente e riassunta e sobria, e con uno sforzo di mettere tutto insieme e spigare chi è chi (vedere box a destra).
* il downside è che il guardian tende a non mettere in prima pagina le foto dei servizi di biancheria intima di Victoria’s Secret, che tanto importanti sono per le notizie globali della nostra repubblica









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