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Premessa: noi si rispettano gli operatori di call center che probabilmente è uno dei  peggiori lavori al mondo (e per entrare nel clima di Natale linko la novella del piccolo colzenteraio). Ciò non toglie che non posso privarvi dell’esperienza fatta in quest’ultimo mese, tra i miei casini col telefonino tre e l’immenso casino dello spostare l’abboonamento internet a Parigi.

E’ provato. L’unico modo di sopravvivere ai call center degli operatori telefonici è giocare con le armi statistiche. Ovvero: legge dei grandi numeri. Ovvero: continuate a richiamare. Soprattutto se il problema è un po’ complesso non succederà mai che vi darano due volte la stessa risposta. Soprattutto se il problema è un po’ complesso, statisticamente prima o poi vi risponderà un tizio che imbroccherà la strada giusta nel darvi la risposta, e risolverà il tutto come per magilla. Per esempio, il miracolo è successo all’ora di colazione venerdi a Parigi. Fede ha parlato con la fata turchina Orange che, unica in un mese di telefonate, si è resa conto che il casino era dovuto al fatto che al negozio dove si era fatta richiesta si erano dimenticati di chiudere contestualmente la  linea vecchia. Da allora, in 4 giorni ci hanno attivato la connessione (Fede: commenta cosi ci credono). Se non avessimo mai beccato la Fata Orange non avremmo avuto internet fino a al 2056. Ciò è inquietante, peraltro.

(Riprova: il giorno dopo abbiamo richiamato, e il tizio che ha risposto sta volta aveva capito tutto il contrario e voleva mandarci un tecnico a casa)

Peraltro, io credo voi non possiate dire di aver veramente vissuto l’esperienza calzenteresca finceè non vi succede quanto è successo a me oggi: sono andata in un negozio 3 a Londra perchè avevo un problema, e… mi hanno fatto chiamare il call center dal negozio. Io ero seduta el negozio 3 di chelsea a imprecare contro l’operatore di call center che stava in india che voleva vendermi di tutto invece che risolvere il problema, e ciliegina sulla torta a fianco avevo il commesso che rideva come un matto. Peraltro, non c’è cosa più allucinante del servizio clienti inglese di 3, dove hai idea di parlare con operatori di call center che non hanno mai visto un telefonino. Secondo me questa è una delle poche cose di cui si ha da stare contenti, che l’italiano si parli solo in Italia.

Il silenzio è dovuto al fatto che siamo immersi in numerosi (2) casini immobiliari, con a Londra coinquilino inglese che da’ di matto e casa francese che io non dico gatto finchè non ce l’ho nel sacco. Verrete aggiornati se, a tempo debito e con post adeguati e adeguatamente prolissi.

Comunque sono in Francia, perchè non ce la facevo a rimettermi su un treno lunedi mattina. Colpa della folla ma anche del vinello e del pregevole cous cous con agnello della sera prima. E avrei strozzato un cittadino britannico. E soprattutto incredibilimente sono 3 giorni che nella capitale francese splende il sole. Finiti gli aggiornamenti e distogliendo la testa dalla parola “casa”,

Vi svelo sto segreto che a noi ci è voluto un anno per capire.

Entrando da un panettiere a Parigi e chiedendo una baguette (ammesso che si riesca a pronunciare quell’un in maniera decente) io non ne sono mai rimasta impressionata, anzi a tratti mi sembrava il pane precotto della coop. Poi ok, se è appena sfornata è appena sfornata e fa scena andare in giro così brandendo la baguette come arma ma… Settimana scorsa la svolta, con la parola magica: “tradì”.

Perche siori miei, esiste la baguette e la baguette traditionelle ( o baguette de la tradition francaise). Nella prima possono metterci un po’ quello che vogliono e farla lievitare anche 30millisecondi artificilamente. Nella seconda, legiferata dai primi anni 90 in momento tipo nostro slow food, invece ci fanno ingredienti e tempi di lievitazione precisi. Sono 25 centesimi in più della baguette versione base, ma si sentono.

Quindi lezione di francese di oggi: Un baguette tradition, s’il vous plait! (amen gli accenti) Fede dice di azzardare anche “un tradì, s’il vous plait”, ma io non ho ancora il coraggio di provare ste abbreviazioni da indigena.

(ma il pane italiano e triestino soprattutto è meglio, che ve lo dico a fare)

“Non ci sono affitti”. Questo recitavano i cartelli sulle prime due agenzie immobiliari che ho incrociato oggi, dopo che il tizio che aspettavamo per vedere un appartamento ci aveva tirato clamoroso bidone. Mi sa che è il periodo peggiore dell’anno per cercar casa.

Ora, giusto perchè non si sa mai: noi qua a Parigi stiamo cercando un bilocale ammobiliato in affitto, che nel monolocale attuale con me tre giorni a settimana in due ci stiamo anche, ma i (miei) vestiti (e scarpe, e creme, e borse, e ) ….mica troppo e possiamo invitare qualcuno a cena solo se ha un passato da campeggiatore estremo e non servono più di due fornelli.

Quindi se voi percaso avete il potere di far comparire immobili a comando, avete un lontano zio con casa vuota a Parigi, conoscete qualcuno che lavori in agenzie immobiliari qui, o solo in generale portate una fortuna pazzesca, per favore non smettete di pensarci.

A me che ero una novizia, lo zio Bruce a me ha fatto grande impressione per l’energia e la tenuta della voce. E gli ho voluto tanto bene perchè ha cantato quattro* delle mie cinque preferite (perchè non ha fatto thunder road, perchè, perche’?). A Fede invece è parso meno energetico dell’ultima volta che l’ha visto.

Sono stata contenta di sopravvivere alla esperienza prato – non ridete, non c’ero mai stata – , e vediamo come va settimana prossima con i Counting Crows a Hyde Park.


Da segnalare però la freddolosità del pubblico francese che dal prato era un po’ troppo fermo e muto. La cattiverai e’ che non sapessero le parole. Poi Amico francese ieri ci disse che è normale, i francesi sono molto esigenti e ai concerti si scaldan poco poco poco. Amico svedese dice invece che a Goteborg per lo zio Bruce vengono giù anche le case.

Quindi, next time Bruce in Sweden, magari. O magari nella smoggosa italica metropoli. Però a occhio, mi sa che freddolosini cosi’ si trovan più facilmente biglietti in Francia, sarà tutto collegato.

* Badlands, Because the night, Candy’s room, The river, piu’ appunto la piu’ bella, Thunder Road

L’essenziale

Per casi belli della vita mi trovo a lavorare a Londra ma a stare quasi tutto il resto del tempo a Parigi. E ho scoperto che dal tunnel della Manica non si vedono i pesciolini di fuori. Poi magari mi viene in mente altro.

Di me medesima

Anna cinguetta

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