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Esperienza un briciolo surreale e’ provare un abito da sposa. La prima reazione allo specchio del negozietto londinese e’ stata la sindrome Moby Dick. Ne’ violini che suonano, ne’ lacrime che premono, ma la lampante sensazione di essere avvolta come un cetaceo in un inspiegabile e carissimo drappo informe di stoffa pallida (le amiche ggiovani sul divanetto invece emettevano acuti in vocali e sgranavano gli occhi ggiovani, a riprova che realta’ e’ una e tante). Poi la tizia mi raccolse  i capelli a mo di ananas, mi caccio’ una coroncina in testa e anche un velo improbabile che stava in verticale, mettendo la parola fine ad un suo qualsivoglia profitto. Nel negozio successivo mi hanno incartato in un robo bellissimo dove oltre a me nello strascico potevano starci anche biancaneve i sette nani e tutte le belle figlie di madama dore’, che forse dico e’ per questo che gli inglesi lo strascico lo chiamano train. Alla fine di tutto mi chiedevo se si ha una predispozione naturale a vedersi e emozionarsi dentro un abito da sposa o no. E’ che temo che da bimba una mica si figura di doverselo cercare, quel drappo di stoffa pallida, ma che appaia magicamente addosso.

Mentre qua l’unica cosa che magicamente e’ apparsa e’ Magnolia, che senza di lei saremmo ancora punto e a capo e che io per ora e per un po’ non vi posso raccontare tutto tutto tutto per ora capitemi ma giusto per confermare per l’ennesima volta che la blogopoalla e’ un gran posto eh. Se mai ne abbiate dubbio, io ormai ne posso dir tante.

(E adesso voi non fate quella faccia, li’, dai, in un modo come un altro prima o poi dovevo dirvelo, e giustificare la latitanza, no)

(e ricordatevi che il groom to be implacabile ci spia quindi ogni dettaglio del vestito non e’ neppure lontanamente ispirato a persone cose e fatti reali o verosimili o di questo mondo )

Passeggio sull’audace molo con minore accesso a internet del solito. Bevo spritz, mi godo il sole, lavoro e penso a post futuri. Dolce la primavera triestina, non preoccupatevi per me :)

Ovvero: istruzioni per l’uso delle Anne future

In sintesi che è un post lungo: questo blog trasloca pure lui, poi vediamo dove.

L’altro giorno ricevo questa mail:

Ho letto il tuo blog, quello di Anna (una, nessuna, centomila) in Minnesota.
L’ho letto di un fiato. Come se ci cercassi dentro una risposta che, in fondo, ho trovato.
Avevo partecipato al concorso per una borsa di studio al Minneapolis College XYZ
Era una grande opportunità. Ma sapevo poco e niente del Minnesota. Quel poco che sapevo proveniva da Americani che lo detestavano e lo trovavano freddo e provinciale. Poi ho trovato le tue pagine e, quasi contemporaneamente, la convocazione al colloquio finale per la borsa di studio. Involontariamente a quel colloquio ho parlato anche un pò con la tua voce, ho raccontato di voler conoscere quell’America verde e civile che tu avevi raccontato. Ho vinto la borsa e frequenterò il prossimo semestre a Minneapolis. sono euforico ed ho voluto scriverti per ringraziarti

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Eccoci qua, si è fuggiti a nord per riprenderlo ma l’anno nuovo è arrivato comunque. E ha portato questo ritorno alle donne dell’audace molo e questa serata pigra e tenue da riinizio vero. Saran gran settimane, signore e signori. E mentre tergiverso perchè per dir di altro devo aspettare che le foto riattraversino le alpi, dicevo mentre tergiverso io tanto per cambiare questo anno lo inizierei con nonno Bob. Ho le mie noiose abitudini, perdonatemi.

(Visions of Johanna, 1966)

 Chi festeggia vicino a me questa sera, mi sa lo costringerò a prolungare il 2007 di qualche secondo. Giusto un attimo, che io questo 2007 non ho tanta voglia di lasciarlo andare.

Però poi via, sarà 2008 e gli vorremo tutto il bene che possiamo. Auguri a tutti, e buoni desideri.

Io riappaio fra qualche giorno dopo aver riprovato – mi auguro – il secondo kebab migliore del mondo* e aver girato la’ in alto quasi sopra al mondo.

(E’ un indovinello, certo)

* aiutino: il kebab più buono del mondo -per me- sta a Sofia

Questo post non ha altra ragione che di fare il post natalizio, che non mi sembra bello raccogliere auguri -spero- sotto a un posto dove mi dichiaro di aperto malumore. Natale non è il mio periodo preferito, ma questa è un’altra storia e il malumore non c’azzecca. In realtà negli ultimi giorni sono successe cose, alcune ve lo voglio raccontare ma le altre le devo prima vivere per capirle meglio e tutto va fatto a suo tempo e non si sa bene in che ordine.

Vi abbraccio, e vi lascio con la mia canzone di Natale preferita, che se avete voglia è da tenere in sottofondo, vi linko un video con lo schermo è solo nero ed è meglio così perchè gli altri video non erano tanto belli (Se non la conoscete, datele una chance almeno fino a metà canzone) (sono The Pogues, Fairytale of New York, per la cronaca)

Vi abbraccio. Auguri.

Lo so, son poco natalizia, ma è un bug del sistema Annico.

Anja- Ascolta, ti devo parlare

Signor Hobbes- …

A.- …..

S.H.- eh. Io son qua. Sei tu che stai zitta.

A.- E’ un po’ complicato. E’ una cosa che non so bene come spiegarti.
S.H:- … (ma più inquieto dei precedenti)
A- C’è una cosa che non ti ho mai detto
S.H:- Ok, se c’è un altro dimmelo subito. C’e un altro?
A- No, non è proprio uno.
S.H:- (???) Più di uno?

A.- … più di una. Sono tante
S.H:- Tante cosa?
A- Ci sono tante Anne là fuori….

S.H:-Che? Dove?

A. -là dentro Mac, cioè più là, nella blogopalla. … E’ pieno di Anne

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Che fo’? Latito? Ma no. E’ che sto qua a casa e osservo l’aceto di mele. Che l’altro giorno Lui ha decretato che il filtro del lavandino andava messo in aceto. Però ci piangeva in cuore a metterlo nell’aceto balsamico. Ed è saltata fuori una bottiglia di aceto di mele che non si sa quale Anna ha portato in casa. Si era titubanti, che l’aceto di mele biologico non fosse così incattivito da corrodere il calcare. E invece è venuto via che è un piacere, ancor più lasciandolo al sole. Tanto che, dopo Lui se ne è andato, io ci ho buttato tutta la cornetta della doccia in una bacinella di aceto di mele. Adesso la mia casetta ha un olezzo tutto suo, ma anche la cornetta della doccia è fresca e scintillante.

Io guardo l’aceto di mele, ancora, e penso alle scadenze di lavoro che non si sa bene come si avvicinano giorno dopo giorno. Però non ho una vasca, vedete.

Carissimi tutti,

la prendo larga perchè questo è un post biecamente interlocutorio, che non si dica che non vi penso.

Non che non sia successo niente in questi giorni passati: ho riiniziato a veder il tg del satellite con gli auricolari al mattino, ho incespicato nella pioggia meneghina con le mie competitive shoes, ho riavviato una caldaia divenendo molto orgogliosa di me stessa. Dulcis in fundo: ho finalmente capito la differenza tra Dragonball e il superSayan grazie ad un bimbo di quattro anni.

Altri avvenimenti sono molto più importanti però: ho scoperto di non essere la più alta nella mia famiglia, ho ricevuto auguri da un paese pieno di bestiame alle porte di Leeds, improvvisamente mi si è sfilato e scomposto e nascosto l’anello che non toglievo da più di dieci anni. Però poi l’ho ritrovato, che di volermi bene non ho smesso.

Tutte queste cose in sè potrebbero avere un senso.

Ma anche no.

L’essenziale

Per casi belli della vita mi trovo a lavorare a Londra ma a stare quasi tutto il resto del tempo a Parigi. E ho scoperto che dal tunnel della Manica non si vedono i pesciolini di fuori. Poi magari mi viene in mente altro.

Di me medesima

Anna cinguetta

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