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Io da quando ho visto Slumdog Millionaire ho problemi a chiamare il call center della 3 inglese. Il call center della 3 inglese e’ interamente spostato in india, non ci trovi un accento diverso nemmeno per sbaglio. Se hai fortuna, capisci. Se hai strafortuna, capiscono te. E comunque e’ tutto allucinant-surreale , ma questo l’ho gia’ detto (e ridetto)

Il punto e’ che da dopo Slumdog Millionaire ogni volta che li chiamo sono sospesa tra l’incazzatura base da chiamata al call center (non mi capiscono, mi propongono assurdita’) e l’empatia totale smisurata da post esperienza cinematografica (ma immaginati quel call center in india, avranno anche i cartellini delle vie londinesi come nel film?).

E’ surreale al cubo, passo dall’incazzatura da consumatore alla risata ebete e empatica. Oggi il tizio quando ha visto che ero italiana non mi mollava piu’, stavo facendo io a lui il call center della LonelyPLanna. Ah, perche’ l’Italia mi piace un sacco, la gente e’ cosi simpatica (..). Tempo altri tre secondi e mi toccava dargli il calciomercato.

Insomma secondo me il tizio del film ha fatto una buona azione. O quantomeno  la 3 dovrebbe dargli dei soldi, che almeno a me viene piu’ naturale essere gentile coi colzentarai*indiani. (*tamas ormai questa parola me la son presa)

Stavolta ho fatto apposta a stare silente fino ad oggi, perche’ volevo mettere vicine vicine le due news, che sono indubbiamente vicine vicine anche se prese meno insieme di quello che puo’ sembrare, e qua appaiono proprio nell’ordine in cui sono state prese, prima una e poi l’altra, e anche la seconda ora e’ comunicata quindi non piu’ segreta. Che poi chiamare questa che vado a dirvi oggi decisione e’ una parola grossa perche’ per prendere le decisioni bisogna avere le occasioni per prenderle, e le occasioni a volte vanno cercate e volte capitano e a volte non sai se te la sei cercata o e’ un regalo del destino.

Ok la pianto e ve lo dico.

Da Settembre staro’ in pianta stabile a Parigi visto che mi hanno offerto un posto di lavoro, sempre in universita’, ma stavolta si va in aula davvero e sulle cose che voglio io. E si insegna in inglese, non temete. Sono contenta anche se l’organizzazione mi e’ un po’ sconosciuta e quindi forse piu’ rischiosa, ma mi ha fatto una bella impressione e sono contenta di contribuire a creare un posto nuovo. Sopratutto anche se ancora non so se dovro’ ricambiare il nome al blog visto che non si pendolera’ piu’ tra sopra e sotto la manica. Si accettano suggerimenti.

Insomma proveremo a vivere questa Francia finora abbastanza sconosciuta visto che mi intrupperanno seriamente a prendere lezioni di Francese e finalmente potro’ trasferire tutta la mia vita in un posto solo e mi tocchera’ confrontarmici. Intanto per portarmi avanti ho fatto domanda per l’abbonamento annuale del Velib, le biciclottole a noleggio comunale. Poi si cerca un posto dove fare yoga.

Londra rimane uno dei posti piu’ meravigliosi da vivere che conosco, e non e’ che proprio muoio dalla gioia al pensiero di abbandonarla. Pero’ al momento non si viveva ne’ la cultura francese ne’ quella inglese ma quella delle sale d’attesa eurostar. Insomma, pendolare e’ bene ma perseverare e’ troppo.

(Fino a luglio si pendola, comunque)

Se dovessi decidere oggi, nel mio Stato ideale dall’Inghilterra importerei:  il Guardian, la BBC, il giornalismo in genere, i parchi, il saper far la coda, il please, l’architettura Georgiana (*),il fish and chips, i Clash, Cambridge, tutti i pub,    e le Poste Reali.

Le poste reali cioe’ la Royal Mail sono abbacinanti. Le cose a momenti arrivano ancora prima di ordinarle, roba che ti aspetti che siano state sempre nascoste li’ dietro l’angolo senza che tu lo sapessi. Le lettere si spostano alla velocita’ della luce (almeno a Londra). Prima di Natale, le Poste Reali hanno scritto a tutti Tutti TUTTI avvisando per l’amor del cielo che se volevamo spedire biglietti di Natale per l’Inghilterra stando sicuri che arrivassero entro Natale, che allora avessimo la gentilezza di imbucarli al limite il pomeriggio del 19 dicembre. Del 19 dicembre, capite? (e c’era in mezzo un weekend) Roba che se ci penso in Italia gli auguri si spedivano verso il 5/6 dicembre, sperando che arrivassero in tempo. ( e poi il fatto che abbiano scritto..)

Poi l’altro giorno e’  successo questo. Che quello stordito dell’agenzia immobiliare ci ha spedito la copia dell’affitto con un francobollo sbagliato, nel senso che mancavano 40 centesimi. Allora la lettera non ci e’ arrivata, ma ci e’ arrivato un cartoncino che diceva che il mittente non aveva pagato abbastanza, e che quindi dovevamo pagare noi i 40 centesimi piu’ un pound di  commissioni se volevamo la lettera (e gia’ questo..  a qualcuno e’ mai capitato in italia?).

Qua arriva la parte per me ultraterrena.  Per pagare i 1,4£ potevamo andare online, senza dover sciropparci la coda in posta (e senza pagare un centesimo in piu’) (che solo in tialia per fare operazioni online irrazionalmente paghi). Quindi pagammo, intorno alle 21.30, online.

E il sublime e’ che il giorno dopo la lettera incriminata e’ arrivata con il resto della posta, quidni presumibilmente in mattinata.

altro che M.I.6 (i serivizi segreti di James Bond), io farei un film sulle Poste Reali.

(*) la Georgian architecture e’ quella che noi chiamiamo Vittoriana o sono due cose diverse?

Premessa: noi si rispettano gli operatori di call center che probabilmente è uno dei  peggiori lavori al mondo (e per entrare nel clima di Natale linko la novella del piccolo colzenteraio). Ciò non toglie che non posso privarvi dell’esperienza fatta in quest’ultimo mese, tra i miei casini col telefonino tre e l’immenso casino dello spostare l’abboonamento internet a Parigi.

E’ provato. L’unico modo di sopravvivere ai call center degli operatori telefonici è giocare con le armi statistiche. Ovvero: legge dei grandi numeri. Ovvero: continuate a richiamare. Soprattutto se il problema è un po’ complesso non succederà mai che vi darano due volte la stessa risposta. Soprattutto se il problema è un po’ complesso, statisticamente prima o poi vi risponderà un tizio che imbroccherà la strada giusta nel darvi la risposta, e risolverà il tutto come per magilla. Per esempio, il miracolo è successo all’ora di colazione venerdi a Parigi. Fede ha parlato con la fata turchina Orange che, unica in un mese di telefonate, si è resa conto che il casino era dovuto al fatto che al negozio dove si era fatta richiesta si erano dimenticati di chiudere contestualmente la  linea vecchia. Da allora, in 4 giorni ci hanno attivato la connessione (Fede: commenta cosi ci credono). Se non avessimo mai beccato la Fata Orange non avremmo avuto internet fino a al 2056. Ciò è inquietante, peraltro.

(Riprova: il giorno dopo abbiamo richiamato, e il tizio che ha risposto sta volta aveva capito tutto il contrario e voleva mandarci un tecnico a casa)

Peraltro, io credo voi non possiate dire di aver veramente vissuto l’esperienza calzenteresca finceè non vi succede quanto è successo a me oggi: sono andata in un negozio 3 a Londra perchè avevo un problema, e… mi hanno fatto chiamare il call center dal negozio. Io ero seduta el negozio 3 di chelsea a imprecare contro l’operatore di call center che stava in india che voleva vendermi di tutto invece che risolvere il problema, e ciliegina sulla torta a fianco avevo il commesso che rideva come un matto. Peraltro, non c’è cosa più allucinante del servizio clienti inglese di 3, dove hai idea di parlare con operatori di call center che non hanno mai visto un telefonino. Secondo me questa è una delle poche cose di cui si ha da stare contenti, che l’italiano si parli solo in Italia.

Abbiamo creato un Precedente qua Sotto La Manica. E probabilmente alzato la reputazione dell’uomo italico.

Con buona pace dell’utopia del Mercato Unico Europeo, se uso il mio bancomat inglese in Francia, ogni spesa di qualsiasi entità mi ci caricano sopra 1,25 pound di commissione. Se voglio usare quello italiano, spesso non funziona, perchè il chip della carta non è compatibile (ripetete con me: mercato unico …mercato unico …. mercato unico?).  Potrei usare solo contanti, ma lo trovo scomodo  e antico (tenete conto che già ho il portafoglio in pound), e per molte cosa qua è necessaria una carta, tipo per prendere le bici a noleggio. E comunque se prelevo, 2 euro di commissione pulite pulite.

Potrei aprire un conto in un banca francese, visto che alla fine qua ci sto sempre ma, ammesso che lo possa aprire  senza avere un’impiego e un contratto d’affitto a mio nome, i nostri cugini che tanto ci somigliano propongono conti correnti basic ad almeno circa 15 euro al mese come in italia (in UK come USA zero al mese). Allora quasi convengono le commissioni.

Si è convenuto dunque che la soluzione piu’ conveniente (una ventina di euro l’anno contro comunque gli zero di uk) era quella avere una carta bancomat a mio nome sul conto di Fede, dove poi io trasferisco fondi.

Dunque, Fede si reca in banca, a chiedere questa cosa (e miracolo, si può fare)

Fede mi racconta e io vi chiedo di immaginare il viso molto stupito, e io mi figuro pure ammirato, della sportellista, di fronte a lui che chiede di aprire una carta bancomat sul suo conto principale, ma intestata alla sua ragazza. Non faccio fatica a vedermi la scena, in cui lui viene avvolto da un alone angelicato e portato come esempio al prossimo.

Conseguenze: Uno, per le banche francesi, io faccio la mantenuta. Due, comunque, d’ora in poi controllerò per bene la corrispondenza della banca, per intercettare eventuali missive romantiche delle sportelliste …

Adesso che ho scritto e persino quasi elogiato pubblicamente Fede, non ho piu’ scuse. Via con le valigie, che domani ci sposta nell casa nuova…

Questa riflessione mi accompagna da direi addirittura settimane. Che facebook i primi tempi lo ritenevo la roba più stupida e inutile del web. Poi, poi non lo so cosa è successo ma tra l’abitudine, l’effetto network, il più recente effetto traduzione italiana che crea valanghe di nuovi arrivi, la ripulita grafica che si è dato ultimamente, alla fine il faccialibro è entrato di prepotenza nelle abitudini delle Anne.

Di bello per me ha che permette di mandare messaggi qua è là uno gratis due senza dover cercare l’ultimo indirizzo mail conosciuto di tizio e caio, tre possibilmente senza che ti arrivino in mezzo alle mail di lavoro, quattro che ci ho ritrovato gente che vi dico, non solo buona parte della mia squadra di basket ma  una per tutte la mia prima compagna di banco delle elementari che ora ha una bimba e diventa la mia prima amica coetanea che non posso ar finta di non sapere  che ha una bimba (..). Cinque, ammettiamolo, anche e soprattutto nello stare così lontani, il pettegolezzo di piazza assurge ad esigenza.

Però ciò non mi distoglie dal pensare che passare tempo sul faccialibro invece che qua sia Male, come quando accendi la televisione per vedere quello che capita e finisci su un film senza contenuto da cui non ti stacchi, invece che accenderla per vedere qualcosa che hai scelto di vedere.

E non credo le cose si possano integrare, tipo postare attraverso facebok non mi piace e non mi dice nulla.

Quindi. Meno faccialibro, più blogopalla. Un autoraccomandazione, più che altro.

p.s. Ma voi bloggatori che vi so anche sul faccialibro, che ne pensate?

“Non ci sono affitti”. Questo recitavano i cartelli sulle prime due agenzie immobiliari che ho incrociato oggi, dopo che il tizio che aspettavamo per vedere un appartamento ci aveva tirato clamoroso bidone. Mi sa che è il periodo peggiore dell’anno per cercar casa.

Ora, giusto perchè non si sa mai: noi qua a Parigi stiamo cercando un bilocale ammobiliato in affitto, che nel monolocale attuale con me tre giorni a settimana in due ci stiamo anche, ma i (miei) vestiti (e scarpe, e creme, e borse, e ) ….mica troppo e possiamo invitare qualcuno a cena solo se ha un passato da campeggiatore estremo e non servono più di due fornelli.

Quindi se voi percaso avete il potere di far comparire immobili a comando, avete un lontano zio con casa vuota a Parigi, conoscete qualcuno che lavori in agenzie immobiliari qui, o solo in generale portate una fortuna pazzesca, per favore non smettete di pensarci.

Vorrei farvi un bel post sul Louvre, ma devo prima scaricare le mie meravigliose foto e poi in effetti quest’aria intensa da primi giorni mi impedisce di far lavorare i pensieri piu’ di tanto.

Per ora osservo, confronto e mi meraviglio di cose semplici semplici. Per esempio, ad oggi il confronto UK vs US sta sul 3-2:

  • Gli inglesi scaldano i bagel, gli americani no. 1-0
  • I supermercati inglesi, chi l’avrebbe mai detto, hanno cose piu’ invitanti di quelli americani. La frutta pare persino meno plasticosa. E sono stata da Tesco, mica nel negozio strafigo. 2-0
  • In nessuno dei due Paesi e’ possibile trovare (facilmente) latte detergente e tonico per il viso, almeno al supermercato. Le anglosassoni hanno pelli plasticose e resistenti che si possono tranquillamente abradere con le salviette detergenti. 3-1. (una volta tanto, vive la France, va’)
  • In inghilterra, aprire un conto in banca e’ un incubo vero e proprio, in America ci metti cinque minuti. 3-2

Adesso potrei anche dirvi che in inghilterra guidano dal lato sbagliato della strada ma sarebbe davvero poco carino per pareggiare, quindi mi fermo qua.

Del resto oggi ho voglia di lavorare, ma non preoccupatevi deve essere un virus.

L’essenziale

Per casi belli della vita mi trovo a lavorare a Londra ma a stare quasi tutto il resto del tempo a Parigi. E ho scoperto che dal tunnel della Manica non si vedono i pesciolini di fuori. Poi magari mi viene in mente altro.

Di me medesima

Anna cinguetta

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