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Se non ho gia’ scritto 420mila post in favore della BBC in tutte le sue forme e manifestazioni e’ solo per vergogna di doverla implicitamente confrontare .
Quando capisco cosa dicono e’ sconvolgente come i programmi della BBC siano sempre sempre interessanti anche se ti raccontano la storia delle rane gallesi in estinzione per l’eccessiva umidita’.
Per esempio, ora e’ iniziato questo programma che io se traducessero la BBC in Italiano ci darei di tasca mia eh. Anzi io inizierei una petizione per chiedere al governo inglese di tradurre la BBC in italiano. Del resto gli do dei soldi pure io.
Ah, spero che lo sappiate, che sulla BBC non c’e’ pubblicita’ perche’ e’ servizio pubblico.
Porca miseria, io son fiera di pagare le tasse a questi qua.
Il programma di cui mi sono innamorata ieri, credo che ci sia un tizio che ogni settimana lo posti su you tube qua. Il programma e’ Newswipe. Qui la prima puntata prima parte, seconda parte terza parte.
L’accento e il lessico sono a tratti ostici ma il programma merita. Dovrebbe essere una satirica versione delle news settimanali. Temi di questa settimana la recessione e i teenager che fanno stragi a scuola.
Stasera il mio minitour Hearthland Britain si ferma in un albergo di Bristol (che pago io quindi niente fancy stuff).
Bristol e’ a prima vista carina e nonostante l’aria un po’ piu’ hip e in che si da’, all’occhio non esperto (il mio) di venerdi sera presenta tutte le rassicuranti e inquietevoli caratteristiche di una cittadina molto inglese: stormi di adolescenti in libera uscita, ragazzine che si acconciano con minigonna, capello platino e tacco dodici solo per entrare in un pub dove il piu’ elegante dei fanciulli indossa la maglietta sdrucita di qualche marca alcolica, giovani vaganti per strada con occhio appallato da birra, non piu’ giovani seriamente alcolicolesi che urlano, adolescenti goth che sembrano incattiviti ma a leggere i giornali sono queli che le prendono sempre che il britannico adolescente come tutti i branchi ama la conformita’, polizia versione fratello maggiore che sorveglia quelli con gli occhi appallati….. Tutto cio’ si noti alle otto di sera.
Pero’ ho trovato un venditore di fish and chips di quelli tradizionali con prodotto consegnato nel cartoccio con olio che senza dubbio e’ quello del radiatore della macchina e pesce in pezzo unico che non si puo’ mangiare senza oliarsi fino ai gomiti e ne sono molto felice. Peraltro era molto buono. Poi mi sono rinchiusa in camera ad attendere Fede che arriva da Parigi che in giro da sola mi sento la nonna di Bristol. Dove sono I trentenni a Bristol? Peraltro da diciotto ventenne Bristol appare divertente, avere l’eta’.
Ma di Bristol magari vi dico domani, prima di spostarci a Bath. Oggi vi volevo raccontare di una conversazione avuta a pranzo, ancora lassu’ nella nordica uggiosa Lancaster. Protagonista, il mio vicino di tavolo, sopracinquantenne professore arrivato dall’Inghilterra davvero profonda di pecore greggi e conigli, che dopo conversazione tra due inglesi, due italiani e un canadese su Europa, differenze tra Paesi, varie ed aventuali, con molta onesta’ ci dice:
“Ora quello che vi diro’ sembrera’ poco cortese, lo so, ma non potete capire gli inglesi della mia generazione altrimenti. A me lascia ancora scioccato, quando la gente mi dice che noi siamo parte dell’Europa, quando vedo che gli Italiani possono lavorare qua senza visto, mentre i Canadesi e gli Australiani devono chiedere permesso e noi possiamo rifiutarglielo e talvolta lo facciamo. Io a scuola celebravo il giorno dell’Impero Inglese, celebravo il Commonwealth, l’Europa non sapevo neanche dov’era e ancora adesso non la percepisco, non me ne sento parte. Io sento il Commonwealth. Quando andavo in Canada ai Canadesi dicevo che venivo dalla madrepatria (e gia’ allora mi guardavano male). E ancora adesso io penso che noi Inglesi abbiamo qualcosa in comune con gli Australiani e i Canadesi, e non certo con i Francesi, i Tedeschi o gli Italiani che invece possono venire e installarsi qua come se fosse casa loro. Se chiedete a me, l’Europa non esiste, neppure geograficamente”
(tutto cio’ non e’ da leggersi con astio, si intenda)
(io l’ho trovato molto interessante, devo dirvi)
(I’m just afraid the empire is over, sir)
Sono finita per lavoro (anche se non so bene che ci sono venuta a fare) a Lancaster (nord UK), anzi periferia di Lancaster, in un albergo curioso carino e confortevole, dove le receptioniste dicono up e customer (intendo proprio Up e cUstomer, non ap e castomer), dove i bagni delle donne si chiamano stanze per incipriarci (ladies powder room),e nelle camere oltre a internet gratis (oh che bravi) c’e’ un cagnolino di peluche a tenere compagnia. Sopratutto, dentro al bagno in camera c’e’ l’impianto audio percui prima mi sono fatta un lungo bagno caldo ascoltandomi una specie di mtv britannica che avevo accesa sulla televisione di la’.
Quindi non compatitemi se ho saltato bellamente la cena di suddetto lavoro per starmene tranquilla con Sam (il cane) , la connessione, il lettone grande e il bagno stereofonico. Quasi quasi dopo crepi l’avarizia mi faccio portare su fish and chips.
(Per me che tre giorni a settimana dormo su un divano letto questo e’ circa paradiso )
Adesso mi faccio la cioccolata.
Oggi (anzi ieri) la colonnina p orno soft di Repubblica riportava c’era questa foto di una volpe di fronte a Downing Street . Prima di rimanerci scioccati va detto che per qualche strana ragione a Londra gli animali esistono. Nei parchi e spesso per giardini si vedono scoiattoli, oltre che papere di ogni ordine e grado, pellicani (st james park), cigni e altra fauna paludosa#. Gli scoiattoli che no sono scemi di notte si avventurano in giro, e io ogni tanto dalla finestra li vedo che ravanano nella spazzatura. La magicaVale si imbatte’ in un tasso. Poi ci sono le volpi, che un mio collega dice di incontrare correndo lungo il tamigi in zona hammersmith, cioe’ ancora centrale. Anche Ian mi diceva che dalla maisonette (il mio vecchio appartamento) di notte si sentiva una volpe. E io gli dicevo che non avevo mai visto o sentito una volpe e lui ci rimaneva sorpreso ( si narra che le volpi abbiamo voci stridule che ricordano le urla di un bimbo), e io gli dicevo ma come faccio ad avere mai visto una volpe avendo sempre abitato in una citta’ (Milano), e lui mi diceva , ma guarda che qua siamo a Londra, cara, mica in mezzo alla campagna.
Morale: io non so cosa abbiamo fatto di male agli animali in Italia. In ogni caso domani ci torno e ci resto fino alla befana. Se qualcuno ha a portata di mano una volpe vado anche a trovarlo che son curiosa di sentirla parlare
# poi va beh, si va a Richmond park e ci sono le mandrie di cervi, ma quello e’ un po’ estremo
poi va beh, l volpe era un po’ stordita, condivido
Di fronte agli articoli che squillano il ritardo delll’Italia nelle faccende ‘online io tipicamente sbadiglio. Un po’ perche’ al pc ci sto attaccatta vita natural durante e cosi’ la maggiorparte delle persone che frequento, indi non percepisco grossa differenza.
Nelle ultime settimane pero’ mi sono un po’ ricreduta.
Per esempio, sabato volevo comunque finire di pensare ai regali di natale ma ero talmente rintronata dal raffreddore che a girare per negozi parevo un automa stordito e senza volonta’. Infine, dopo abbiocco tardopomeridiano, improvvisamente colpita dalla fiamma della saggezza da disperazione , mi sono chiesta se Mark’s&Spencer’s avesse un negozio online. Mezz’ora dopocena ecco i regali di natale presi e in spedizione. Oggi uno di questi e’ gia’ arrivato a casa. Le settimane prima lo stesso su altri due siti, regali arrivati in meno di una settimana.
In Italia, non avrei nemmeno mai pensato di farlo, sopratutto gia’ nella seconda settimaan di dicembre. Peraltro, la Rinascente non ha un negozio online. Harrod’s si’. Peraltro, Amazon in Itallia non pensa nemmeno di aprire, mentre c’e’ in Uk, Francia, Germania.
Sara’ la posta (che a Londra ci ha scritto in ogni casa per dirci che se vogliamo essere sicuri di spedire posta che arrivi entro il 25dic dobbiamo spedireentro il 19 sera, da noi figurati…), sara’ il consumatore italiano diffidente in generale e terrorizzato dal pagamento online, sara’ che da noi non si possono lasciare pacchetti fuori casa, sara’ che i nostri negozi non ci trasmettono grande fiducia e customer care e return policy, sara’ una combinanzione lineare complessa di tutte ste cose, chi lo sa. Ma la distanza forte c’e', sta nel fatto che quanti di voi considerano seriamente l’alternativa online per lo shopping, escluso facciamo ebay? Quanti dei negozi che frequentate dal vivo hanno uno store online?
Insomma, mi sa che non e’ tanto la possibilita’ di comprare online se proprio si vuole, ma il fatto di considerarla un’alternativa a pari dignita’ delle altre. Quello da noi manca proprio…
( beninteso: non che non sia bello girare per negozi, eh..;) )
Mettere a confronto il Guardian (quotidiano britannico, dichiarato a sinistra, facciamo un po’ tipo Repubblica) con uno qualsiasi dei nostri giornali è un’operazione triste e patetica, un po’ come far gareggiare in schiacciate un giocatore nba e puffo quattrocchi.
Se ogni tanto prendete l’abitudine di guardare il sito del guardiano potreste scoprire cose che da noi sono impensabili, come che gli articoli online sono diversi e più approfonditi di spacci di agenzia, che citano e linkano fonti, che sopratuttto riassumono, spiegano, contestualizzano, approfittano delle potenzialità dell’essere online, addirittura che sono interessanti e non scontati. Uno shock, ve lo giuro, leggere il guardian e poi aprire i nostri siti* Di questo vorrei scrivevi di più e magari lo farò. E adesso mi vergogno un attimo di portarvi come esempio proprio questo, con tutti i begli articoli di economia che c’erano fino alla settimana scorsa, ma l’occasione è ghiotta. Questa sono le pagine del Guardian sul delitto di Perugia, per me è la prima volta che leggo una storia coerente e riassunta e sobria, e con uno sforzo di mettere tutto insieme e spigare chi è chi (vedere box a destra).
* il downside è che il guardian tende a non mettere in prima pagina le foto dei servizi di biancheria intima di Victoria’s Secret, che tanto importanti sono per le notizie globali della nostra repubblica
Il problema con il nostro coinquilino londinese purosangue (che si noti, non è il mitico I. con cui ho condiviso il primo temporaneo alloggio da maggio a luglio, i commenti sulle code di wimbledon, e a cui voi tutti siete affezionati).., dicevo il problema con il londinese doc pare sia il disagio del non comprendere.
Ed è, pensandoci, tutto sommato curioso e comprensibile (anche se il modo con cui l’ha comunicato si merita la predica che non gli ancora fatto).
Perchè io ormai a non comprendere quello che mi succede intorno ci sono abitutata, non mi disturba. Voglio dire, nè in Bulgaria, nè tantomento in Francia capisco sempre perfettamente le persone quando parlano, tanto meno le conversazioni di sfuggita e anche qua se due autoctoni parlano tra loro è molto probabile che mi perda qualcosa o tutto del senso o delle implicazioni. E magari sono miei colleghi che parlano nella scrivania di fronte alla mia. Però ormai non ci faccio neppure caso. Anzi, mi stupisce di più in Italia rendermi conto che capisco alla perfezioni le conversazioni dei passanti e non converso solo coi miei pensieri ed è tutto più rumoroso. E credo sia un modo di sentire diffuso, se capita di vivere o lavorare in ambienti mulilingua (che voi ditemi anche vabbeh ma impegnati a imparare meglio l’inglese e il francese, ma in ufficio sto tra un danese, una belga e un’indiana, che posso fa quando telefonano a casa?)
Quando invece questa esperienza non l’hai mai avuta, e, aggravante, fai culturalmente parte di una base linguistica dominante, posso capire che possa mettere genuinamente a disagio come cosa piuttosto esotica, essere in camera tua e non poter farti un idea di che cosa parlino i tuoi coinquilini nella stanza di fianco. Che, voglia il cielo, parlano volenetieri inglese ogni qualvolta nella medesima stanza con non italiani, ma di grazia li si lasci la libertà di parlare italiano se tu londoner hai deciso di stare in camer a tua a porta chiusa (e non accetto molto volentieri la tesi di chi mi dice sarebbe comunque cortese parlare sempre inglese, che siamo qua a lavorare e non a fare un corso di inglese, non è che dobbiamo essere educati all’idioma, abbiamo già dato).
Però è curioso, e tutto sommato ci credo in buona fede, che se tu sei abituato a comprendere il mondo che anglofilo si adatta a te, di contro ti metta genuinamente a disaggio accettare di non poter comprendere tutto. Sono un po’ da educare questi anglofoni.Credo sia salutare, abituarsi a non comprendere.
Inquilino, nel medio periodo, cercasi.
Premettiamo: non il mio.
Che adesso, bimbi belli, basta sta deriva naturalistica da parchi e verde e benessere e aria buona, ricordiamoci che London e’ essenzialmente una metropoli piena di negozi e possibilita’ di svuotarsi il portafogli. E poi ora ci sono i saldi, anzi sales come si dice qua.
Quindi sabato scorso sfruttando il weekend da single eccoci io e C., amica italiana in periodo londinese, perlustrare centimetro per centimetro tutti i negozi di Regent Street. Perlustrazione per lo meno accurata se consideriamo che ci abbiamo messo 3 ore e mezza e vari stop alle casse per completare gli 800 metri regolamentari (fonte Google map).
Sono dunque abbastanza documentata per riportarvi questa *verita’ assoluta*: le inglesi non sono come noi. Drammatica scoperta. La donna anglofona, come cosi’ almeno si percepisce da chi prova a vestirle, rientra per definizione in un di queste categorie:
1- E’ piatta come una tavola da surf e magrissima, praticamente un ragazzino
2- Ha un seno abbondante ma il classico stomaco e ventre da mastro birraio-passo tutte le serate al pub.
Solo questi due tipi fisici, accomunati dall’assenza di una qualsivoglia parvenza di punto vita riusciranno ad indossare con disinvoltura i classici top e camisoles che vanno qui: esempio 1, esempio 2. Fidatevi, donne mediterranee tutte: anche se paiono belle indossate dalla inglesina o dall’inglesotta sull’autobus una volta indossate da voi queste magliette uccideranno il vostro portamento in caso abbiate delle belle spalle, e/o vi faranno sembrare nella migliore delle ipotesi incinte di quattro mesi.
Che poi voi potreste anche dirmi che la moda inglese fa un po’ ribrezzo, tutta un po’ informe colorata e confettosa, ma dopo mesi qua ci si inzia a prendere gusto, sabato ero tentata da un vestito fatto
cosi’ (fonte: mango) che poi per’ dovete spiegarmi dove ci vado se voi non mi organizzate garden party a spron battuto. Insomma trovare qualcosa che stia bene e’ difficilino (pero’ ae’ carino no? visto in foto e’ meno inquietante, svolazzante e confettoso che dal vivo,though). L’orrore e’ che anche zara si adatta al gusto locale e propina quella specie di vesti senza forme ne’ volume che stanno bene solo se volete incurvavi e nascondervi o se siete Giselle Bundchen che tanto chi vi guarda come siete vestite
Quindi, un minuto di silenzio per la scomparsa del punto vita al di qua della manica.
However, vi porto la lieta e scontata novella: e’ comunque davvero difficile tornare a casa a mani vuote. quindi vale la pena.
Lo scorso weekend e’ stato talmente British che ci mancava solo il Sunday Roast e potrei scriverne per giorni. Tanto appunto questa settimana diluvia, quindi vi scrivo a sfinimento del weekend scorso.
Per esempio, siamo stati a Wimbledon. Ora diciamoci una cosa: Wimbledon in se’ e’ come Seveso Altopiano , un paesello alla periferia della prima campagna- ora periferia inoltrata di Londra – che un circolo di tennis ha portato alle luci della ribalta. Conseguenza: prendendo a caso un autobus fino a Wimbledon centro non trovate nulla se non una strada piena di tutti i negozi che fanno Civiltà Inglese Moderna: Next, Eat, Boots, Tesco, Coffe Republic, Nero, Starbucks, KFC, Waitrose chi più ne ha più ne metta. Menzione a parte per il centro commerciale che si chiama Centre Court. Se invece voi come noi cercavate Wimbledon alla Clerici Tommasi dovete gguardare una cartina e vedere che l’All England Lawn Tennis and Croquet Club sta in un angolo a nord ovest del centro di Wimbledon (20 mins walk). Li’ appunto c’e’ Wimbledon village dove invece andate a sbattere contro Belvedere square, Belvedere garden, Belvedere close indice che siete in un area da ricconi di campagna. Finito quello il filo spinato e le luci piantate. Come prova il documento uno.
I. è stato a Wimbledon, che è abbastanza vicino a casa nostra, perchè se vai il pomeriggio c’e’ un sistema uffciale per comprare i biglietti di quelli che sono lì dalla mattina e a metà pomeriggio non ne possono più e se ne vanno. I per farmi divertire mI ha portato a casa un libricino che mi ha definito molto British e di cui ho fortunatamente trovato copia online. Enjoy. La mia preferita è la prima, the definition of a queue: Sei in coda se ti unisci alla fine della coda e ci rimani fino a quando sei il primo. Brilliant. E poi, we wish you enjoy the Wimbledon queueing experience. Brilliant alla seconda.
Qua per Wimbledon son tutti scemi eh. Ieri che giocava l’inglese casa mia sembrava la finale della coppa del mondo.










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